
Nasce il Comitato pro Comune del Vomero
di Gennaro Capodanno
Le recenti vicende, purtroppo ancora una volta negative, che hanno portato di nuovo alla ribalta delle cronache il quartiere Vomero, rappresentano l’occasione per rilanciare una proposta che già avanzai circa venti anni fa, quando iniziò il declino del quartiere collinare del Vomero. Un declino e un degrado che ha prodotto effetti devastanti in quello che un tempo era il fiore all’occhiello del capoluogo partenopeo, un gioiello urbano noto per la sua vivacità culturale, il verde e l’attrattività turistica determinata dalla presenza di beni ambientali e culturali che, dopo anni di battaglie, hanno comportato di recente, la creazione del primo polo museale autonomo di quartiere: i “Musei nazionali del Vomero”, che comprendono i complessi monumentali della zona collinare di Napoli: Castel Sant’Elmo, Certosa e Museo di San Martino, e Villa Floridiana con il museo Duca di Martina. Oggi il Vomero versa in uno stato di degrado e d’abbandono inaccettabile. Strade dissestate, rifiuti perenni, mancanza di manutenzione del verde pubblico, con tantissimi storici platani – i quali caratterizzavano il “Nuovo Rione Vomero”, nato con la posa della prima pietra l’11 maggio 1885 da parte del re Umberto I e della regina Margherita, nell’ambito del “Risanamento di Napoli”, e con la successiva inaugurazione avvenuta il 20 ottobre 1889, in concomitanza con l’apertura della funicolare di Chiaia – abbattuti e sostituiti, solo in parte, con anonimi aceri. Altro aspetto, fortemente preoccupante, cresciuto a dismisura negli ultimi lustri è quello della criminalità, con un aumento esponenziale della microcriminalità e del fenomeno delle baby gang, frutto di una malagestione comunale cronica, che ha, tra l’altro, comportato la chiusura di tanti luoghi di aggregazione e d’incontro, come librerie, sale cinematografiche e, vicenda molto grave, con la chiusura dell’unica biblioteca comunale di quartiere, la biblioteca “Benedetto Croce”, inaccessibile dall’inizio dell’anno 2020, senza che, dopo oltre sei anni e numerose sollecitazioni, si sia provveduto al trasferimento dall’attuale piano interrato di via De Mura ai locali del polifunzionale comunale di via Morghen, dove peraltro si trovava precedentemente. A questo punto diciamo basta alle tante promesse rimaste sulla carta: è ora di agire con una soluzione radicale e giuridicamente fondata. Da qui il rilancio della proposta di trasformare il Vomero da quartiere di Napoli a Comune autonomo, distaccandolo dal capoluogo partenopeo. L’articolo 5 della Costituzione italiana riconosce e promuove le autonomie locali mentre la legge regionale 29 ottobre 1974, n. 54, emanata dalla Regione Campania, dettante norme sulla istituzione di nuovi Comuni e sul mutamento delle circoscrizioni territoriali dei Comuni, disciplina le modalità operative per tale distacco. Con quasi 50.000 residenti, con la possibilità di un bilancio autonomo derivante da IMU e TARI, e successivamente dai contributi dello Stato, e con confini orografici naturali, la collina vomerese possiede tutti i presupposti per un ente indipendente. Un Comune del Vomero potrebbe, tra l’altro:
– Migliorare la sicurezza e la mobilità, investendo in videosorveglianza e trasporti efficienti, realizzando altresì strutture ricettive, quali luoghi d’incontro e di dibattito, come biblioteche e centri sociali.
– Contribuire alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali in collaborazione con il polo museale autonomo.
– Ristabilire il decoro urbano con risorse locali, senza dipendere dagli oramai cronici ritardi del Comune di Napoli.
– Istituire una Ztl estesa a tutto il quartiere, dopo la creazione dei percorsi meccanizzati sulle scale della Pedamentina, del Petraio e della Calata San Francesco, con la realizzazione della quarta fermata della funicolare di Montesanto e dei parcheggi a confine.
Al riguardo si procederà a lanciare una petizione con la richiesta al Consiglio regionale della Campania, a norma dell’articolo 14 dello Statuto, di deliberare l’indizione del referendum consultivo di cui all’articolo 133, secondo comma, della Costituzione. È tempo di emanciparci: il Vomero non dovrà essere più un quartiere, ma una città pronta a rinascere, ripristinando condizioni di vivibilità e sicurezza per tutti i vomeresi!



