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Rebecca travolta e uccisa sul lungomare di Napoli, Europa Verde: “Vicini ai genitori. Dal pirata della strada solo un silenzio beffardo, nessuna parola di perdono”

Rebecca travolta e uccisa sul lungomare di Napoli, Europa Verde: “Vicini ai genitori. Dal pirata della strada solo un silenzio beffardo, nessuna parola di perdono”

“Abbiamo incontrato i genitori di Rebecca Pepe, che oggi pagano il prezzo più alto: quello di un dolore infinito e irreparabile. A loro va la nostra vicinanza più sincera. Rebecca aveva 24 anni, era venuta a Napoli per amare e conoscere questa città, non per morire attraversando una strada”, dichiarano Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, e Lorenzo Pascucci, consigliere della Municipalità 1 di Europa Verde. La giovane turista leccese è stata travolta la sera del 4 settembre in viale Anton Dohrn da un’auto il cui conducente, un 19enne, si è poi allontanato senza prestare soccorso, costituendosi successivamente. Rebecca è morta dopo giorni di agonia all’Ospedale del Mare.

“Le principali arterie della zona del Lungomare sono luoghi già segnati da episodi simili negli ultimi anni. Da tempo denunciamo anche il problema degli attraversamenti rialzati, danneggiati e poi rattoppati a seguito di una recente kermesse di gare automobilistiche, con un effetto deterrente fortemente ridotto. Non bastano interventi di facciata: servono ripristino serio delle strisce rialzate, controlli costanti, autovelox dove necessari e una politica nazionale che non indebolisca gli strumenti di prevenzione forniti dal Codice della Strada”.

“Spetterà alla magistratura accertare ogni responsabilità, ma chi travolge una ragazza per poi fuggire deve risponderne fino in fondo davanti alla legge. Non siamo di fronte ad una fatalità. Ad oggi, ai genitori di Rebecca non sarebbe arrivata loro neppure una richiesta di scuse, né dal pirata della strada né dalla sua famiglia. Un silenzio beffardo che rende questa vicenda ancora più amara. È ancora più grave se, come sembra, non parliamo di un soggetto cresciuto in contesti criminali, ma di un ragazzo proveniente da una famiglia perbene. Questo dimostra che la violenza stradale nasce anche dall’assenza di cultura delle regole, dal sentirsi padroni della strada, dall’idea che tutto sia permesso”, concludono Borrelli e Pascucci.

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