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Il fuoco del Duomo e la ferita del Rione Terra

Il Maestro d’Arte Antonio Isabettini racconta la notte che cambiò Pozzuoli

Il fuoco del Duomo e la ferita del Rione Terra
Il Maestro d’Arte Antonio Isabettini racconta la notte che cambiò Pozzuoli
A cura dell’Avv. Lelio Mancino
Ci sono eventi che non appartengono soltanto alla cronaca, ma diventano memoria collettiva, ferite che attraversano le generazioni e continuano a vivere nei racconti di chi le ha viste con i propri occhi.
Tra il 16 e il 17 maggio del 1964, nel silenzio della notte, il tetto ligneo del Duomo del Rione Terra prese fuoco. Un incendio improvviso, devastante, che per molti puteolani rappresentò la prima grande “jattura”, il segnale oscuro di un destino che di lì a pochi anni avrebbe travolto l’intero cuore antico della città.
A ricordare quei momenti è il Maestro d’Arte Antonio Isabettini, custode della memoria storica e artistica di Pozzuoli, che attraverso il suo racconto restituisce il dolore, il senso di smarrimento e la malinconia di una città improvvisamente privata della propria anima.
“Quella notte”, racconta il Maestro Isabettini, “il cielo sopra il Rione Terra sembrava essersi incendiato insieme al Duomo. Le fiamme illuminavano le mura antiche e la gente guardava senza riuscire a parlare. Non bruciava soltanto un tetto: stava bruciando un simbolo, un pezzo della nostra identità.”
Il Duomo di Pozzuoli, costruito sui resti dell’antico tempio di Augusto, rappresentava da secoli il cuore spirituale e simbolico della città. Vederlo avvolto dalle fiamme fu, per molti cittadini, un trauma collettivo.
Secondo Isabettini, quell’episodio fu percepito quasi come un presagio.
“Dopo quell’incendio”, spiega, “molti iniziarono a dire che il Rione Terra stesse perdendo la sua protezione. Sembrava l’inizio di qualcosa di triste. E infatti, sei anni dopo, arrivò lo sgombero dell’intero Rione.”
Nel 1970, a causa del bradisismo e dei rischi legati alla stabilità del territorio, migliaia di persone furono costrette a lasciare le proprie case. Il centro storico venne progressivamente svuotato, spezzando legami familiari, sociali e culturali costruiti in secoli di storia.
“Il Rione Terra non era soltanto un luogo”, continua Isabettini. “Era una comunità viva. Le porte aperte, le voci dai balconi, i bambini nei vicoli, il profumo del mare. Quando la gente fu costretta ad andare via, Pozzuoli perse il suo cuore pulsante.”
Nel racconto del Maestro emerge una nostalgia intensa, ma anche la consapevolezza che la memoria rappresenti oggi uno strumento fondamentale per ricostruire l’identità collettiva.
“Le città muoiono davvero quando dimenticano la propria storia”, afferma. “Per questo bisogna raccontare ai giovani cosa accadde. Non per vivere nel passato, ma per capire chi siamo.”
Oggi il Rione Terra è rinato sotto molti aspetti, tra recuperi archeologici, turismo e valorizzazione culturale. Ma per chi ha vissuto quegli anni, alcune immagini restano indelebili: il fuoco sul Duomo, il silenzio delle strade svuotate, il dolore delle famiglie costrette a lasciare la propria casa.
E forse proprio per questo, ancora oggi, molti puteolani parlano di quella notte del maggio 1964 come della prima grande “jattura” del Rione Terra. Una ferita che il tempo non ha cancellato, ma che la memoria continua ostinatamente a custodire.

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