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Frassinetti: “Cultura della legalità nelle scuole”
Parla la sottosegretaria al Mim: il dialogo tra istituzioni e giovani costruisce il futuro della democrazia
La cultura della legalità rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui si fonda la convivenza civile e la solidità delle istituzioni democratiche. Promuovere tra i giovani la consapevolezza del valore delle regole, del rispetto della legge e della responsabilità civica significa investire nel futuro del Paese e rafforzare gli anticorpi sociali contro ogni forma di criminalità.
In questa prospettiva assume particolare rilievo il coinvolgimento diretto degli studenti in momenti di confronto con il mondo delle istituzioni, della magistratura, dell’università e delle professioni. Un esempio significativo è rappresentato dalla partecipazione di studenti delle scuole superiori al Congresso Nazionale del Sindacato Nazionale degli Amministratori Giudiziari e Coadiutori (SINAGECO), dedicato al tema “Presidio di legalità nell’interesse della collettività”, svoltosi a Roma presso il Centro Congressi Roma Eventi – Fontana di Trevi.
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione formativa per riflettere sul valore del principio di legalità e sul ruolo delle istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata, favorendo un dialogo diretto tra studenti e rappresentanti del mondo istituzionale e giudiziario.
Nel corso della sessione dedicata al rapporto tra legalità e formazione delle nuove generazioni è intervenuta Paola Frassinetti, sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha sottolineato con forza la funzione educativa del sistema scolastico nella costruzione di una coscienza civica consapevole. Nel suo saluto istituzionale, Frassinetti ha riconosciuto negli amministratori giudiziari dei beni sequestrati e confiscati “figure importanti, veri e propri presìdi di legalità a tutela dell’interesse della collettività”, collocate in posizione di snodo tra prevenzione antimafia, funzione giurisdizionale e dinamiche dell’economia reale legate all’utilizzo dei beni.
Mi piace sottolineare – ha evidenziato la Sottosegretaria – come la restituzione del valore sociale dei beni ai territori, resa possibile anche grazie al lavoro degli amministratori giudiziari, contribuisca a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E si sottolinea altresì che quella dell’amministratore giudiziario non è una funzione che “si esaurisce in una mera operazione tecnica”, ma si traduce in responsabilità pubblica, principio fondamentale della Carta costituzionale “al quale la scuola deve educare sempre”.
Secondo Frassinetti, la scuola è oggi chiamata ad affrontare con decisione non solo il tema della cultura mafiosa, ma anche quello della prevenzione delle devianze giovanili, alla luce di “fatti di cronaca” che mostrano con crescente frequenza giovani coinvolti in episodi di violenza, illegalità e disgregazione sociale. Da qui l’esigenza di partire dal contesto di fragilità che spesso origina percorsi di devianza: instabilità economica, contesti sociali complessi, bullismo e cyberbullismo, fragilità emotiva che può evolvere in disturbi depressivi, comportamentali e alimentari, dipendenze, autolesionismo e, nei casi più gravi, suicidio o commissione di reati. Per fenomeni così complessi, la Sottosegretaria ha richiamato la necessità di un approccio multidisciplinare, con azioni di prevenzione, rilevazione precoce e interventi coordinati da parte delle istituzioni nel sostegno alla crescita dei minori.
Proprio per rafforzare questo percorso educativo, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha posto in essere interventi mirati in termini di orientamento e didattica sempre più personalizzata, anche con l’introduzione della figura del docente tutor e risorse dedicate, oltre a investimenti collegati al PNRR su orientamento e personalizzazione della didattica.
Con particolare riferimento ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, Frassinetti ha richiamato una pluralità di azioni di sistema per favorire la ricostituzione del patto educativo tra scuola e famiglia. In attuazione della legge n. 70/2024, è stato istituito il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, con misure che prevedono: l’adozione in ogni scuola di un codice interno; la designazione di un docente referente; l’istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio con studenti, docenti, famiglie ed esperti; nonché l’istituzione della “Giornata del rispetto” il 20 gennaio, in memoria di Willy Monteiro Duarte, dedicata alla sensibilizzazione contro ogni forma di violenza e discriminazione. L’impianto complessivo – ha sottolineato – pone al centro la prevenzione e la tutela dei minori, privilegiando azioni educative e formative e un approccio coordinato e sistemico, fino a progetti di supporto e recupero per rieducare i minori coinvolti.
Il Ministero ha inoltre sottoscritto il Protocollo “Educare al rispetto della persona”, finalizzato a percorsi progettuali per supportare gli studenti nella gestione delle relazioni e nella prevenzione dei comportamenti violenti; coordina il progetto “Generazioni Connesse”, per promuovere l’uso consapevole della rete e la sicurezza digitale; e ha firmato un Protocollo con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi per la prevenzione dei disagi psico-comportamentali e la promozione del benessere relazionale degli studenti.
Sempre sul fronte prevenzione e legalità, Frassinetti ha richiamato l’importanza del contrasto alla dispersione scolastica, evidenziando i risultati di riduzione e l’incidenza di misure come Decreto Caivano e Agenda Sud, con finanziamenti, interventi motivazionali, strategie didattiche innovative, supporto socio-educativo e recupero di spazi cittadini degradati o riconquistati alla legalità, anche grazie all’azione di chi opera sui beni sottratti alle mafie.
Infine, nel quadro dell’educazione civica, la Sottosegretaria ha valorizzato l’emanazione delle Nuove Linee Guida che affermano la centralità della persona e del rispetto, come atto significativo che il Governo sta implementando con progetti e iniziative. La sinergia tra istituzioni – in primis con la scuola – consente infatti di trasformare tali azioni in legalità sostanziale, capace di convertire anche attività come quelle connesse ai beni sequestrati e confiscati in percorsi di educazione civica e responsabilità collettiva, promuovendo sviluppo sostenibile e coesione sociale e riaffermando memoria, regole e centralità dello Stato di diritto quali principi comuni da trasmettere alle generazioni future.
Il dialogo tra istituzioni e giovani assume dunque un valore educativo di straordinaria importanza. La memoria delle vittime di mafia, il racconto delle esperienze sul campo e il confronto con magistrati, rappresentanti delle istituzioni e professionisti contribuiscono a costruire nelle nuove generazioni una consapevolezza civica più profonda.
La scuola, in questo percorso, svolge un ruolo decisivo. Non è soltanto luogo di trasmissione del sapere, ma spazio di formazione della coscienza democratica. Educare alla legalità significa aiutare i giovani a comprendere che il rispetto delle regole non rappresenta un limite alla libertà, ma la condizione stessa che rende possibile la libertà di tutti.
Investire nella cultura della legalità nelle scuole significa dunque rafforzare il legame tra cittadini e istituzioni, promuovere una società più giusta e responsabile e costruire un futuro nel quale i giovani possano essere protagonisti di un Paese fondato sulla giustizia, sulla trasparenza e sul rispetto delle regole.
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