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CAMPI FLEGREI, IL FUTURO NON PUÒ ASPETTARE: COMMERCIANTI DELUSI E FAMIGLIE NELL’INCERTEZZA. LA POLITICA FACCIA LA SUA PARTE

CAMPI FLEGREI, IL FUTURO NON PUÒ ASPETTARE: COMMERCIANTI DELUSI E FAMIGLIE NELL’INCERTEZZA. LA POLITICA FACCIA LA SUA PARTE

C’è un futuro per Pozzuoli e per i Campi Flegrei? È una domanda che pesa sulle famiglie, sui commercianti, sui lavoratori e sui giovani di un territorio che continua a fare i conti con il bradisismo e con le sue conseguenze. Alla preoccupazione per la sicurezza si aggiunge l’incertezza quotidiana: quando si potrà rientrare a casa, come affrontare le spese, quali aiuti arriveranno e, soprattutto, quando. Per chi deve decidere se tenere aperta un’attività o cercare altrove una prospettiva, il tempo è diventato una questione decisiva.

Il nuovo decreto sui Campi Flegrei, approvato in Consiglio dei ministri il 13 ottobre, è stato presentato come una svolta nella gestione della crisi. Eppure, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili del 7 novembre, il provvedimento attendeva ancora il completamento dei passaggi necessari alla pubblicazione e all’entrata in vigore. Un’attesa che alimenta le proteste e rende più difficile comprendere quando gli impegni annunciati potranno trasformarsi in interventi concreti.

Il piano illustrato prevede una struttura commissariale della durata di dieci anni, guidata dal presidente della Regione Campania, e un impegno finanziario indicato in oltre un miliardo di euro nell’arco del decennio. Nel quadro annunciato figurano interventi sugli edifici, contributi per il pronto ripristino e misure fiscali e sui mutui per i beneficiari previsti. Una prospettiva importante, che deve però trovare corrispondenza nelle esigenze immediate della popolazione. Dieci anni possono rappresentare l’orizzonte di una programmazione seria, ma chi oggi è fuori casa o rischia di perdere il lavoro ha bisogno di conoscere il prossimo passo.

Sul fronte del commercio, la delusione è stata espressa da Aicast Pozzuoli, che ha lamentato l’assenza, nelle misure annunciate, di un capitolo specifico adeguato alla crisi delle attività. Nessuno mette in discussione la priorità della sicurezza e dell’assistenza agli sfollati. Il problema è che l’emergenza abitativa e quella economica si intrecciano: quando le famiglie lasciano un quartiere, cambiano abitudini e consumi, mentre negozi, bar, ristoranti e piccole imprese devono continuare a sostenere i propri costi.

La Regione ha già programmato tre milioni di euro per le attività commerciali e produttive che hanno subito danni materiali, prevedendo sostegni per locali, attrezzature, merci e sistemazioni temporanee. È un intervento da riconoscere, ma resta aperta la questione di chi subisce una perdita di fatturato pur avendo un immobile utilizzabile. Anche questa difficoltà deve trovare una risposta: un’attività può essere formalmente aperta e trovarsi comunque nell’impossibilità di sostenere affitto, fornitori, utenze e dipendenti.

Le associazioni di categoria hanno chiesto contributi legati alle perdite economiche e strumenti straordinari per sostenere la ripartenza. Richieste sulle quali serve un confronto rapido, con criteri trasparenti e risorse definite. Il rischio da evitare è che alle conseguenze del bradisismo si aggiunga un progressivo impoverimento del territorio, con la perdita di servizi, occupazione e opportunità. Ogni attività che chiude lascia un vuoto che riguarda l’intera comunità.

La politica deve assumersi fino in fondo questa responsabilità. Governo, Regione e amministrazioni locali devono spiegare cosa è stato approvato, cosa è ancora da completare, chi potrà accedere agli aiuti e quali saranno le scadenze. Le persone hanno bisogno di interlocutori riconoscibili, di assistenza nelle procedure e di aggiornamenti comprensibili. Non possono essere lasciate sole davanti a passaggi amministrativi difficili da interpretare, mentre devono affrontare problemi urgenti.

Anche i sindaci dei Campi Flegrei sono chiamati a fare fronte comune. Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, insieme a Napoli per le aree interessate, devono portare avanti una piattaforma condivisa, rispettando le diverse condizioni dei territori. Servono richieste precise, un confronto stabile con cittadini e categorie economiche e un impegno pubblico a verificare i risultati. L’unità istituzionale acquista valore quando permette di ottenere risposte e di comunicarle alla popolazione.

C’è futuro per Pozzuoli? C’è futuro per i Campi Flegrei? Questo territorio possiede storia, cultura, risorse ambientali, competenze e una comunità profondamente legata alla propria terra. Sono basi solide sulle quali lavorare, ma il futuro richiede condizioni concrete: sicurezza, abitazioni, collegamenti, servizi e possibilità di guadagnarsi da vivere. Nessuno può garantire l’andamento del fenomeno naturale; le istituzioni possono e devono intervenire per ridurre la vulnerabilità e accompagnare le persone nelle scelte che le riguardano.

La risposta immediata che i Campi Flegrei chiedono deve cominciare da atti verificabili. Completare il percorso del decreto, rendere accessibili le misure, affrontare le criticità del commercio e indicare tempi e responsabilità. La popolazione ha già dimostrato un forte attaccamento al territorio. Ora spetta alla politica creare le condizioni perché restare, lavorare e costruire qui il proprio domani sia ancora possibile.

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