
Napoli, dimenticano forbici nell’addome dopo intervento chirurgico, donna denuncia e si rivolge all’avvocato Petruzzi e alla Fondazione Caliendo. Borrelli e Ceparano: “Si accertino responsabilità e chi ha sbagliato paghi”
Una vicenda sconcertante che rischiava di trasformarsi in tragedia. Una donna ha denunciato di aver scoperto, a mesi da un intervento chirurgico di addominoplastica eseguito nell’ottobre 2025 presso una clinica privata di Napoli, la presenza di un paio di forbici dimenticate all’interno del proprio addome.
Dopo l’operazione, la paziente era stata dimessa e rassicurata dai sanitari. Tuttavia, una volta trasferitasi a casa della madre per affrontare la degenza post operatoria, aveva iniziato subito ad accusare forti malesseri. Contattato più volte, il chirurgo avrebbe continuato a parlare di normali sintomi post intervento, nonostante il peggioramento delle condizioni della donna.
Con il passare del tempo, però, i dolori e i problemi fisici non si sono attenuati, spingendo la paziente a rivolgersi al proprio medico di base, che ha disposto una TAC. Due giorni fa è arrivata la scoperta choc: all’interno dell’addome della donna erano rimaste delle forbici chirurgiche.
Informata dell’accaduto, la clinica avrebbe proposto un nuovo intervento per la rimozione del corpo estraneo, ma la paziente ha rifiutato decidendo di affidarsi a una struttura ospedaliera pubblica. Questa mattina la donna ha formalizzato una denuncia ai Carabinieri e si è rivolta all’avvocato Francesco Petruzzi, che ha portato il caso all’attenzione della Fondazione Caliendo per garantire il necessario supporto legale.
“Quello che emerge da questa vicenda è gravissimo e richiede accertamenti immediati e approfonditi. Non si può pensare che una persona venga operata, rimandata a casa e lasciata soffrire per mesi con uno strumento chirurgico dimenticato nell’addome”, dichiarano il deputato Francesco Emilio Borrelli e il Consigliere Regionale di Alleanza Verdi – Sinistra Carlo Ceparano.
“Bisogna fare piena luce su quanto accaduto e accertare tutte le responsabilità. Chi ha sbagliato deve pagare per il proprio errore. Questa donna avrebbe potuto subire conseguenze ancora più gravi, forse scongiurate solo per una casualità e per la sua determinazione nel cercare risposte. Episodi del genere minano profondamente il rapporto di fiducia tra cittadini e strutture sanitarie e non possono essere sottovalutati”.



