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Il Maestro Antonio Isabettini racconta la rinascita del Duomo di Pozzuoli attraverso l’arte. Una serie di quadri realizzati dopo la riapertura del Duomo per custodire la memoria e trasformarla in speranza

Il Maestro Antonio Isabettini racconta la rinascita del Duomo di Pozzuoli attraverso l’arte. Una serie di quadri realizzati dopo la riapertura del Duomo per custodire la memoria e trasformarla in speranza
A cura dell’Avv. Lelio Mancino
Ci sono storie che non possono essere dimenticate.
Storie che appartengono a una città, alla sua anima, alla sua memoria collettiva. E quando il tempo rischia di scolorirle, arriva l’arte a restituire loro voce, emozione e futuro.
È questo il senso della serie di quadri realizzata dal Maestro d’Arte Antonio Isabettini dopo la riapertura del Duomo di Pozzuoli, simbolo identitario del Rione Terra e dell’intera comunità flegrea.
Le opere nascono infatti come omaggio alla restituzione del Duomo alla città, dopo anni di attesa, restauri e rinascita. Attraverso colori, luci e richiami storici, Isabettini ripercorre uno dei momenti più dolorosi e allo stesso tempo più significativi della storia puteolana: l’incendio che nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1964 devastò il tetto ligneo della Cattedrale di San Procolo Martire, segnando simbolicamente l’inizio di una lunga stagione di ferite per il territorio.
Un evento che ancora oggi vive nella memoria di molti cittadini come una ferita aperta.
Pochi anni dopo sarebbe arrivato infatti lo sgombero del Rione Terra, il silenzio delle case abbandonate, la sospensione della vita quotidiana nel cuore antico di Pozzuoli.
Ma nei quadri del Maestro Isabettini non c’è soltanto il dolore della perdita.
C’è soprattutto la volontà di raccontare la rinascita.
Le opere trasformano il Duomo in un simbolo di resilienza collettiva: le pietre diventano memoria viva, le luci richiamano la speranza, mentre il dialogo tra storia antica e spiritualità contemporanea restituisce alla città la consapevolezza delle proprie radici.
Il percorso artistico immaginato da Isabettini sembra quasi accompagnare il visitatore attraverso le diverse epoche di Pozzuoli: dall’antica Puteoli romana fino alla lenta restituzione del Rione Terra alla cittadinanza.
Una narrazione visiva che unisce fede, archeologia, identità popolare e senso di appartenenza.
Particolarmente intensa è la scelta di rappresentare non solo il monumento, ma anche l’emozione collettiva che lo circonda.
Nei dipinti emerge infatti il rapporto profondo tra il popolo puteolano e il suo Duomo, vissuto non soltanto come luogo religioso, ma come cuore simbolico della città.
L’arte, in questo caso, diventa testimonianza civile.
Non semplice estetica, ma strumento per conservare la memoria storica e trasmetterla alle nuove generazioni.
In un territorio spesso raccontato soltanto attraverso emergenze e difficoltà, iniziative culturali come questa dimostrano invece quanto i Campi Flegrei possiedano un patrimonio umano e artistico straordinario, capace di trasformare il passato in energia creativa.
Le opere del Maestro Antonio Isabettini ricordano infatti che una città rinasce davvero quando riesce a custodire la propria memoria senza smettere di guardare avanti.
Perché le pietre possono essere ricostruite, ma è la memoria condivisa a rendere eterna una comunità.

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