Tumore al seno, dal 12 giugno Roy De Vita in missione in Perù
Presentato ‘Progetto 10.19’, cure specialistiche alle pazienti più fragili
Roma. È stato presentato oggi presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica il “Progetto 10.19 by Roy De Vita – Medici e volontari italiani in Perù”, la missione umanitaria che dal 12 al 19 giugno porterà a Chiclayo un team di professionisti italiani impegnati in interventi chirurgici e attività di formazione sanitaria a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione.
L’iniziativa è organizzata da Ripartiamo APS con il sostegno di Enel Cuore, l’Ente Filantropico del Gruppo Enel, e prevede interventi di ricostruzione mammaria post-mastectomia per donne colpite da tumore al seno e in condizioni di fragilità economica, oltre a procedure specialistiche per pazienti nefropatici e momenti di formazione dedicati a medici e infermieri del territorio.
Alla conferenza stampa hanno partecipato, tra gli altri, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il senatore Claudio Borghi, il professor Roy De Vita, direttore della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, e il dottor Walter Morale, direttore della UOC di Nefrologia e Dialisi dell’ASP di Ragusa.
Nel suo intervento, Matteo Salvini ha espresso parole di apprezzamento e stima nei confronti di Roy De Vita. “Quello che colpisce di iniziative come questa- ha evidenziato Salvini- è che i risultati non si misurano soltanto nel numero delle vite salvate, ma anche nella capacità di lasciare competenze e conoscenze sul territorio. La formazione del personale medico e infermieristico locale è un investimento che produce effetti duraturi nel tempo”.
Il senatore Claudio Borghi ha sottolineato il valore umano e istituzionale del progetto: “Siamo di fronte a un’iniziativa di grande valore, resa possibile- ha detto- da professionisti che scelgono di mettere le proprie competenze al servizio di chi vive situazioni di particolare difficoltà. Oltre all’impatto concreto sulle persone che ricevono cure e assistenza, queste missioni rappresentano uno straordinario strumento di dialogo e collaborazione tra Paesi che contribuiscono a rafforzare i legami”.
Roy De Vita ha evidenziato il significato umano dell’esperienza: “Ogni volta che si parte per una missione come questa si pensa di andare per aiutare gli altri, ma la verità è che si riceve molto più di quanto si dà. Collaboro con Ripartiamo APS da diversi anni attraverso un modello che prevede screening, individuazione delle pazienti e successivi interventi chirurgici. In Perù ci siamo trovati a lavorare in contesti dove le risorse sono estremamente limitate”.
A Chiclayo, ha spiegato De Vita, “mancano attrezzature, tecnologie e competenze altamente specialistiche. Proprio per questo il nostro lavoro assume un valore ancora più importante. Lo sguardo delle pazienti dopo un intervento di ricostruzione mammaria ripaga di ogni sforzo: è lì che si comprende davvero il significato del proprio lavoro. È la soddisfazione di aver restituito dignità, fiducia e speranza a una persona. Racconterò questa esperienza giorno dopo giorno attraverso i miei canali social. Un ringraziamento particolare va a Enel Cuore che ha reso possibile questa missione”.
Walter Morale ha posto l’accento sul valore umano della cooperazione sanitaria internazionale: “Ridurre queste esperienze alla sola dimensione del volontariato sarebbe limitante. Una missione umanitaria è prima di tutto un incontro tra persone, storie e speranze. Nel corso degli anni- ha spiegato il professore- ho avuto l’opportunità di coordinare e partecipare a numerose missioni in diverse parti del mondo, in contesti dove l’accesso alle cure non è garantito. Queste esperienze mi hanno insegnato che la dignità di una persona passa anche dalla possibilità di essere ascoltata, accolta e curata nel momento della maggiore fragilità”.
In luoghi come questi, per Morale, “si riscopre il valore della relazione umana oltre l’aspetto tecnico della professione e si impara l’umiltà. Si incontrano persone che affrontano difficoltà enormi senza perdere il sorriso, la fiducia e la speranza. Sono loro, spesso, a lasciare l’insegnamento più importante a noi medici”.
Per De Vita e Morale si tratta della seconda esperienza a Chiclayo. Già nel settembre scorso i due specialisti avevano partecipato a una missione sanitaria nella città peruviana, realizzando interventi specialistici e attività formative che hanno contribuito a rafforzare la collaborazione tra professionisti italiani e strutture sanitarie locali.
Il “Progetto 10.19” conferma così il proprio impegno nel promuovere la solidarietà sanitaria internazionale, portando assistenza specialistica, formazione e speranza alle comunità più vulnerabili e contribuendo a costruire percorsi di cura sempre più accessibili e sostenibili nel tempo.