Cronaca

Nel Casertano, in fiamme l’auto del parroco. Indagano i carabinieri

Le fiamme, poi l’esplosione e tanta paura. E’ successo tra Sabato e Domenica scorsa, a Sant’Andrea del Pizzone, frazione del comune di Francolise, in provincia di Caserta, dopo che è bruciata l’auto del parroco della chiesa di San Germano Vescovo. La vettura del prete, Don Marcos, era parcheggiata nei pressi della parrocchia.

Sull’accaduto, indagano i Carabinieri che hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza, e sembra dalle immagini che si noti una persona aggirarsi nei presso dell’auto e gettare del liquido infiammabile sulla vettura.

Tante le reazioni di indignazione per l’episodio. ” Nel nostro Comune non si è mai assistito ad un gesto così chiaramente intimidadorio e dall’odore camorristico”, ha comunicato in una nota il sindaco del piccolo centro del casertano, Sergio Tessitore. “A Don Marcos vanno la solidarietà e la vicinanza di tutta l’amministrazione comunale e la condanna netta di questo tentativo di portare nel nostro territorio pratiche losche che sono lontane dalla serietà e dalla compostezza dei nostri concittadini. Ci auguriamo che al più presto possa essere individuato il colpevole dalle Autorità competenti, perché il nostro Comune non deve essere annoverato tra quei luoghi in cui vengono compiuti atti vandalici, ma come un territorio in cui vigono la cura delle persone e il rispetto delle regole”.

Grido di legalità anche da parte della cittadinanza e dalle associazioni, come “Abele – Legalità Giustizia e Sicurezza”, guidata da Salvatore Mezzarano. In una nota, il gruppo esprime “la sua fermata solidarietà a Don Marcos”, chiamando “a raccolta tutta la comunità francolisana per una riflessione seria ed una netta presa di posizione”, e ricordando come il “vile atto avvenga a pochi giorni dall’ anniversario dell’assassino di Don Peppe Diana”. “Siamo tutti Don Marcos”, il grido di rabbia lanciato da Mezzarnao. “Non è accettabile che accadono queste cose e non si può sminuire un atto che è senza dubbio socialmente allarmante”, denuncia la nota dell’associazione.

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