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Disabilità, riforma e terzo settore, Anmic chiama a raccolta i territori

Disabilità, riforma e terzo settore, Anmic chiama a raccolta i territori

Il 7 e l’8 maggio appuntamento a Roma

Roma. Dalle norme alla vita reale, è in questo passaggio che si gioca il futuro delle politiche sulla disabilità. La riforma, il disegno di legge sui caregiver, il Terzo Settore sono le sfide decisive del welfare in Italia. A questi temi è dedicata la due giorni organizzata dalla Rete Associativa Anmic – Ente di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità – in programma a Roma, presso l’Hotel Capannelle. Giovedì 7 e venerdì 8 maggio dirigenti nazionali e rappresentanti territoriali della Rete Associativa si riuniranno in assemblea: un appuntamento che segna non solo un momento di confronto, ma anche il rinnovo di quel patto di condivisione tra i 104 presidenti provinciali – neoeletti e riconfermati – e i 18 presidenti regionali che da sempre rappresenta il cuore dell’identità Anmic. “Proveniamo da settimane di campagna congressuale sui territori e a novembre avremo il congresso nazionale. Abbiamo deciso di convocare questa assemblea perché sentiamo la necessità di rafforzare e rinnovare il nostro patto di condivisione- sottolinea Nazaro Pagano, presidente nazionale della Rete Associativa Anmic- Il 7 e l’8 maggio saranno anche l’occasione per un’analisi approfondita delle questioni che riguardano le persone con disabilità, le famiglie e chi non è autosufficiente. Vogliamo monitorare la riforma della disabilità, comprenderne lo stato dell’arte sui territori, analizzare criticità passate e presenti e individuare le azioni future”.

PAGANO: “OGGI C’È UN ECCESSO DI ‘INGEGNERIA’ NEL TERZO SETTORE”

Al centro del confronto anche il ruolo del Terzo Settore. “Come Rete Associativa Anmic- prosegue Pagano- abbiamo la necessità di valutare quali interventi normativi siano davvero utili. Oggi c’è un eccesso di ‘ingegneria’ nel Terzo Settore che rischia di limitare la capacità delle associazioni di esprimere il proprio valore aggiunto, fondamentale per migliorare le risposte sui territori”. Tematiche importanti da affrontare e analizzare in un anno, il 2026, che per Anmic ha un significato simbolico. “Celebriamo i 70 anni dalla fondazione, avvenuta il 28 marzo 1956- ricorda Pagano- e lo faremo con un evento a fine settembre. Ma accanto alla memoria dobbiamo guardare avanti, lavorando per costruire la nostra visione futura”. Un anno significativo anche sotto il profilo istituzionale: “Si conclude un settennato di mandato e vogliamo raccontarne il percorso, senza dimenticare momenti complessi come la pandemia”.

UN WELFARE PIÙ MODERNO E INCLUSIVO

Le prospettive future, sottolinea il presidente, nasceranno dal confronto con i territori: “La nostra forza è la ramificazione territoriale”. Ma serve anche una visione unitaria: “L’Italia è un Paese lungo e complesso, ma l’obiettivo deve essere l’omogeneità degli interventi. Compito dello Stato è rimuovere le barriere e armonizzare il sistema”. Il traguardo è un welfare più moderno e inclusivo: “Dobbiamo passare da un modello protettivo a uno realmente inclusivo, che metta la persona al centro, in linea con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e con la riforma che punta sul progetto personalizzato”. Resta però una sfida cruciale: trasformare le intenzioni in realtà. “Realizzare i progetti è possibile– conclude Pagano- ma la vera difficoltà è attuarli. Servono risorse e scelte coerenti: non possiamo continuare a disperdere energie in ambiti lontani dal sociale, trascurando la dignità delle persone. È una questione che riguarda non solo l’Italia, ma il mondo intero: siamo tutti sulla stessa barca, eppure spesso scegliamo direzioni diverse, dimenticando ciò che davvero conta”.

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