
Sono circa quindici, tra puteolani sfollati o attivisti solidali, le persone che nei giorni appena trascorsi hanno avuta notificata una denuncia a seguito di un presidio avvenuto il 31 agosto sotto il palazzo della Prefettura in Piazza del Plebiscito. Quel giorno il ministro Piantedosi, il prefetto Michele di Bari, il presidente della regione Fico e i vari sindaci flegrei, costretti dalla mobilitazione, ammettevano in cabina di regia una delegazione di cittadine e cittadini puteolani per discutere gli emendamenti presentati al decreto Campi Flegrei.
Una volta che quella riunione si tradusse in nessun impegno concreto e nell’ennesimo nulla di fatto, le decine di persone che avevano accompagnato da Pozzuoli la delegazione presero a scuotere le transenne che le tenevano lontane dalla prefettura, indignate e frustrate per le ore passate al sole cocente senza ottenere progressi. Nessuna guerriglia, nessuno scontro, nessun agente ferito: solo delle transenne agitate, cori che urlavano “vergogna” alla volta delle istituzioni chiuse in quel palazzo e due persone tra i partecipanti a quella piazza che persero i sensi per il sole battente e che rimasero in quello stato per decine e decine di minuti prima che i mezzi di soccorso arrivassero.
Questa è la dinamica che ha giustificato l’avvio di un procedimento vergognoso contro gli sfollati e le sfollate di Pozzuoli. Un procedimento che mostra chiaramente quanto agli occhi dello Stato valgano più due transenne smosse che le vite degli abitanti dei Campi Flegrei colpiti dal bradisismo.
E questa è anche la dinamica che dimostra chiaramente come l’unico criminale da perseguire qui sia proprio lo Stato perché ha lasciato due persone prive di sensi per lungo tempo prima di soccorrerle.
E come se non fosse abbastanza, pochi giorni fa abbiamo avuto l’esito conclusivo di quella cabina di regia che ha portato a tutto ciò. Tutti gli emendamenti al decreto proposti sono stati bocciati. Sacrificati per portare avanti l’ennesimo gioco politico tra Governo, Regione, maggioranze e opposizioni istituzionali.
In questo scenario, queste quindici denunce sono una minaccia a tutti noi che dal popolo ci mobilitiamo fuori da questi schieramenti e schifati da questi giochetti di potere.
Un monito di chi ci vuole relegare ai margini, a stare a guardare mentre dall’alto si decidono le sorti della nostra città.
Ma queste denunce tradiscono anche una debolezza del governo. Perché è vero che ci hanno denunciati e denunciate, ma lo hanno fatto in sordina e senza i toni trionfalistici con cui di solito viene annunciato l’avvio di indagini e denunce dopo una piazza riottosa.
Il Governo Meloni è debole e ha imbarazzo che questa notizia possa venir fuori. Teme che si sappia che la risposta più rapida ed efficiente dello Stato di fronte a 6.000 sfollati non è stata quella di stanziare fondi e strumenti per la messa in sicurezza. È stata quella di reprimerli e di provare a metterli a tacere.
In questi giorni abbiamo visto che la mobilitazione ha fatto l’ennesimo salto di qualità, unendo le rivendicazioni di Pozzuoli e Bagnoli nello slogan unico: “Campi Flegrei uniti nella lotta”.
La direzione è quella di una grande manifestazione a Roma giovedì 8 ottobre alla volta del Parlamento. Quella data diventa adesso ancor più importante, perché con queste denunce il tentativo era quello di isolare tutte e tutti noi in un angolo e di spaccare il fronte. Invece ci vedranno affrontare anche questa battaglia insieme: nelle piazze, dentro e fuori i palazzi del potere e nei luoghi della giurisprudenza, se servirà.


