
Caso Domenico Caliendo, Borrelli e Ceparano: “Dal confronto tra cartella clinica e audit interno con Sit e scheda Cec emergerebbe falso in atto pubblico. Il cuore espiantato 12 minuti prima dell’arrivo dell’organo donato”.
“Nella tragica vicenda del piccolo Domenico Caliendo non ci troviamo più di fronte ‘solo’ a gravissime accuse di negligenza medica e omicidio colposo ma emergerebbe anche un reato altrettanto inquietante: il falso materiale e ideologico in atto pubblico. Qualcuno avrebbe mentito sulle carte ufficiali per tentare di nascondere una verità inconfessabile”. Lo dichiarano il deputato Francesco Emilio Borrelli e Carlo Ceparano vicepresidente della commissione Sanità in Consiglio regionale, che stanno seguendo da vicino la vicenda al fianco della madre del bambino, Patrizia, e del legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi.
“Incrociando i dati e i documenti forniti dall’ospedale Monaldi, emerge una discrepanza temporale agghiacciante. Negli atti dell’Audit interno e nella cartella clinica, il responsabile dell’equipe, il dottor Oppido, ha messo nero su bianco che l’arrivo in sala operatoria del frigobox contenente il cuore nuovo e l’inizio della cardiectomia (l’espianto del cuore di Domenico) sono avvenuti allo stesso momento. Questa dichiarazione viene smentita dai verbali delle Sommarie Informazioni Testimoniali (SIT) della perfusionista e dalla ‘scheda CEC’ della sala operatoria dai quali risulta in modo inequivocabile che l’aorta del bambino è stata clampata alle ore 14:18. Il cuore donato, purtroppo irrimediabilmente congelato nel ghiaccio sbagliato, è però entrato in sala solo alle 14:30. Questo significherebbe che i medici hanno espiantato il cuore a un bambino di due anni e mezzo ben 12 minuti prima di avere fisicamente a disposizione l’organo sostitutivo e senza poterne verificare lo stato. Nella cartella clinica, inoltre, mancano incredibilmente gli orari di espianto e di arrivo del cuore, mentre davanti all’Audit interno il Dott. Oppido ha ribadito la contemporaneità dei due eventi, specificando che tutto si è svolto alle 14:30 facendo coincidere l’inizio dell’espianto con l’effettivo arrivo del cuore in sala”.
“Insieme all’avvocato Petruzzi – concludono Borrelli e Ceparano – porteremo queste prove in Procura. Non permetteremo che le responsabilità vengano annacquate. Chi ha sbagliato deve pagare per l’omicidio colposo, ma se c’è chi ha alterato i documenti di un ospedale pubblico per salvarsi la carriera infangando la verità su un bambino morto, dovrà risponderne con altrettanta severità dinanzi alla Legge”.



