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CAMPI FLEGREI, EUROPA VERDE ALZA LA VOCE: «IL GOVERNO DIA RISPOSTE CONCRETE NEL NUOVO DECRETO»

Campi Flegrei, dopo lo stop agli emendamenti la partita si riapre: fondi e difformità al centro del nuovo decreto

Il mancato recepimento delle modifiche al D.L. 144 non chiude il percorso avviato con il territorio. Governo e Regione annunciano un provvedimento ad hoc che dovrà recuperare il lavoro già svolto. Tra i nodi, risorse adeguate al fabbisogno reale e una disciplina speciale per le difformità edilizie non strutturali ai fini della messa in sicurezza.

Gli emendamenti non sono entrati nel decreto, ma le questioni che ponevamo sono rimaste tutte sul tavolo. E adesso, dopo l’annuncio di un nuovo provvedimento interamente dedicato ai Campi Flegrei, si apre una nuova occasione per trasformare in norme ciò che nelle ultime settimane Comuni, Regione e territorio hanno già individuato come necessario.

È questo lo scenario che emerge dopo il passaggio parlamentare del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, adottato a seguito degli eventi sismici che hanno colpito l’area flegrea a partire dal 31 luglio. Il decreto ha rappresentato una prima risposta dello Stato, ma il confronto sviluppatosi nelle settimane successive ha fatto emergere l’esigenza di integrarne e rafforzarne le misure. Un lavoro che non nasce nelle aule parlamentari e che non può essere ridotto alla sorte dei singoli emendamenti: parte dal territorio, passa attraverso il confronto tra Comuni, Regione e istituzioni e arriva alla cabina di regia coordinata dalla Prefettura di Napoli.

Già il 27 agosto il Consiglio regionale della Campania aveva tradotto quelle esigenze in una risoluzione che impegnava il Presidente della Regione a rappresentarle al Governo proprio in sede di conversione del D.L. 144.

Le richieste erano precise: incrementare le risorse finanziarie, qualora quelle disponibili si fossero rivelate insufficienti a soddisfare tutte le domande ammissibili; introdurre una disciplina speciale per le difformità edilizie non strutturali ai fini dell’accesso agli interventi di messa in sicurezza; prevedere la sospensione di tributi, mutui e finanziamenti per cittadini, imprese e professionisti interessati dagli eventi; aumentare i contributi alle attività economiche e produttive danneggiate; istituire un fondo di garanzia per favorire l’accesso al credito; rafforzare il sostegno abitativo agli sfollati, anche per chi non risulti integralmente coperto dal contributo di autonoma sistemazione; potenziare, infine, la capacità amministrativa dei Comuni interessati, chiamati a gestire una mole straordinaria di procedimenti legati all’emergenza, alla messa in sicurezza e alla ricostruzione.

Un pacchetto di interventi, dunque, che precede l’attuale confronto sul nuovo decreto e che consente di leggere in una prospettiva diversa quanto accaduto durante l’iter parlamentare.

Le proposte elaborate per rafforzare gli interventi sui Campi Flegrei non hanno trovato ingresso nel testo durante l’esame del 23 settembre 2026. Nel dibattito politico e in parte della stampa si è parlato di emendamenti “bocciati” o “respinti”. Palazzo Chigi ha successivamente utilizzato una formulazione diversa, riferendosi ai contenuti degli emendamenti “non trattati” per ragioni procedurali.

Una distinzione che non è soltanto terminologica. Perché appena un giorno dopo, il 24 settembre, Governo e Regione Campania hanno annunciato l’apertura di una nuova fase.

L’intesa prevede la predisposizione di un decreto-legge ad hoc, interamente dedicato ai Campi Flegrei, destinato a dare carattere organico e strutturale agli interventi. Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, il nuovo provvedimento dovrà recuperare anche i contenuti degli emendamenti rimasti fuori dall’esame del D.L. 144.

Nella stessa giornata il Presidente della Regione Campania Roberto Fico ha annunciato l’attivazione di un tavolo operativo con il Governo, con l’obiettivo di arrivare in tempi rapidi al nuovo decreto, chiarendo un passaggio decisivo: quanto costruito fino a questo momento confluirà nel nuovo provvedimento, insieme agli ulteriori interventi strutturali che saranno individuati.

Non si riparte, dunque, da zero.

Ed è alla luce di questo nuovo scenario che due questioni assumono un peso particolare.

La prima è quella delle risorse.

Un sistema di contributi destinato alla messa in sicurezza degli immobili non può prescindere dall’effettiva dimensione del fabbisogno. Se, una volta concluse le istruttorie, le domande ammissibili dovessero superare la disponibilità finanziaria prevista, il rischio sarebbe quello di lasciare senza copertura cittadini che possiedono i requisiti stabiliti dalla stessa legge.

Non è una questione emersa oggi. La risoluzione approvata dal Consiglio regionale il 27 agosto aveva già chiesto espressamente l’incremento delle risorse qualora quelle disponibili fossero risultate insufficienti a soddisfare le richieste ammissibili.

Il nuovo decreto offre ora la possibilità di consolidare questo principio, collegando le risorse all’effettivo fabbisogno che emergerà dalle domande e dalle relative istruttorie, anziché affidare la possibilità di intervenire sugli immobili a un tetto finanziario che potrebbe rivelarsi insufficiente rispetto alla dimensione reale del problema.

Ma c’è un secondo nodo, forse ancora più delicato: quello delle difformità edilizie non strutturali.

Su questo punto, la proposta tecnica di Europa Verde mira al raggiungimento di un duplice obiettivo: regolarizzazione urbanistica e messa in sicurezza degli immobili.

Il principio è quello di evitare che la presenza iniziale di una difformità non strutturale impedisca l’accesso ai contributi e, quindi, la realizzazione degli interventi necessari alla riduzione della vulnerabilità dell’edificio, senza per questo determinare alcuna sanatoria automatica.

La proposta prevede infatti un preciso punto di verifica: in sede di ultimo SAL la difformità dovrà risultare rimossa oppure resa regolarizzabile secondo la disciplina urbanistica applicabile.

In questo modo l’intervento pubblico perseguirebbe contemporaneamente due risultati: consentire la messa in sicurezza di immobili che altrimenti rischierebbero di restare esclusi dai finanziamenti e accompagnare il percorso verso la regolarizzazione della situazione urbanistica.

Si eviterebbe così un cortocircuito: che un edificio bisognoso di interventi strutturali resti escluso dalle risorse destinate alla sua sicurezza per una difformità priva di rilevanza strutturale, senza tuttavia trasformare l’accesso al contributo in uno strumento di sanatoria.

La questione delle difformità era stata posta dalle amministrazioni del territorio già prima dell’esame parlamentare. I sindaci dell’area flegrea l’avevano rappresentata anche nelle audizioni alla Camera e lo stesso Presidente Fico, intervenendo in Consiglio regionale il 27 agosto, aveva richiamato il tema delle difformità urbanistiche e il lavoro che si stava svolgendo per affrontarlo nell’ambito delle modifiche al decreto.

Il bradisismo, del resto, impone una prospettiva diversa da quella propria di una singola emergenza sismica. Un terremoto è un evento temporalmente individuabile; il fenomeno flegreo accompagna invece il territorio nel tempo e richiede una strategia che non può esaurirsi nella gestione degli sgomberi o nelle misure immediatamente successive a una scossa.

Occorre intervenire sulla vulnerabilità degli edifici, sulla possibilità concreta di realizzare le opere, sulla disponibilità delle risorse, sulle condizioni che consentano alle famiglie di rientrare nelle proprie abitazioni e sulla capacità amministrativa dei Comuni chiamati a gestire procedimenti tecnicamente complessi in tempi inevitabilmente compressi.

È per questo che il nuovo decreto annunciato da Governo e Regione può rappresentare qualcosa di più di un secondo intervento emergenziale.

Alle sue spalle ci sono già settimane di confronto, le richieste dei sindaci, il lavoro della cabina di regia, una risoluzione approvata dal Consiglio regionale e le proposte elaborate nel corso dell’iter parlamentare del D.L. 144. E c’è ora l’impegno dichiarato a recuperare quel lavoro nel nuovo provvedimento.

I tempi sono maturi perché quelle esigenze trovino una risposta normativa compiuta: risorse adeguate all’effettivo fabbisogno, sostegno alle famiglie e alle attività economiche, strumenti per rafforzare i Comuni e una disciplina specifica per le difformità edilizie non strutturali.

Perché dopo la fase dell’assistenza agli sfollati si apre inevitabilmente quella più difficile: consentire agli edifici di essere realmente messi in sicurezza e, dove le condizioni lo permettono, alle persone di tornare nelle proprie case.

È su questo terreno che si misurerà l’efficacia del nuovo intervento: nella capacità di trasformare le esigenze già emerse dal territorio in strumenti concretamente utilizzabili da chi, nei Campi Flegrei, vive ogni giorno con il rischio e attende non soltanto una risposta all’emergenza, ma una prospettiva stabile di sicurezza.

 

Pozzuoli, 28/09/2026

Portavoce cittadino Europa Verde Pozzuoli
Vicente Carlos Migliucci

Direttivo Cittadino
Francesca Imperatore – Gennaro Mirata – Maria Elena Varriale – Ruggiero Vallario – Vincenzo Punziano – Angelo Angellotti.

Gruppo consiliare
Capogruppo cons. Vincenzo Pafundi – cons. Vicente Carlos Migliucci

Assessore
Gennaro Andreozzi

Attivista e tesserata di Europa Verde Pozzuoli
Francesca Teresa Pagetta

Dichiarazioni di Vicente Carlos Migliucci

«Da portavoce cittadino di Europa Verde Pozzuoli non posso nascondere una sensazione di forte preoccupazione e, soprattutto, una crescente mancanza di fiducia rispetto alla capacità e alle reali intenzioni del Governo centrale di affrontare in maniera strutturale le problematiche legate al bradisismo e, più in generale, alla sicurezza e alla qualità della vita nei Campi Flegrei.

Allo stesso tempo, proprio perché parliamo di un’emergenza che riguarda migliaia di cittadini, ritengo doveroso mantenere aperto il dialogo istituzionale e non arrivare a una rottura. Il nostro obiettivo non è alimentare contrapposizioni, ma ottenere risposte concrete. Per questo auspichiamo che nel prossimo decreto vengano recuperati tutti gli emendamenti e le proposte avanzate dal Comune di Pozzuoli, integrandoli con le ulteriori richieste che Europa Verde Pozzuoli sta portando avanti nell’interesse della comunità flegrea. Il territorio ha bisogno di continuità, risorse certe e soprattutto di una strategia di lungo periodo, non di interventi episodici.

In questo quadro sento il dovere di ringraziare la Regione Campania e il Presidente Fico per il lavoro di forte sinergia che stanno portando avanti insieme al Comune di Pozzuoli e ai cittadini flegrei, con l’obiettivo di individuare rimedi e soluzioni alle urgenze immediate, ma anche di costruire una prospettiva capace di stabilizzare nel tempo la qualità della vita nei Campi Flegrei.

Un ringraziamento particolare va all’assessora regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta, che è stata presente sul territorio fin dal primo giorno, mettendo la propria funzione istituzionale al servizio della tutela dei cittadini e del territorio flegreo. La sua presenza costante rappresenta, per noi di Europa Verde, un elemento importante: Fiorella Zabatta è infatti anche co-portavoce nazionale di Europa Verde ed è stata una presenza politica di alto livello costantemente vicina alla comunità flegrea, non soltanto nei momenti di maggiore emergenza.

Questa presenza ci consente di guardare anche al futuro con una precisa consapevolezza politica: Europa Verde intende continuare a essere protagonista nella costruzione di una legge strutturale e di lungo periodo per i Campi Flegrei. La presenza costante di Fiorella Zabatta sul territorio dimostra quanto il tema flegreo sia centrale per la nostra comunità politica nazionale.

Non servono promesse, ma presenza, ascolto, competenza e continuità. È su questi elementi che Europa Verde Pozzuoli continuerà a confrontarsi con tutte le istituzioni, mantenendo aperto il dialogo ma chiedendo con forza che alle parole seguano atti concreti e una visione finalmente strutturale per il futuro dei Campi Flegrei».

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