Cronaca
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Sorrento: Truffe agli anziani. Una truffa consumata e 4 tentate ma le immagini e una registrazione lo inchiodano. Carabinieri arrestano 46enne

Sorrento: Truffe agli anziani. Una truffa consumata e 4 tentate ma le immagini e una registrazione lo inchiodano. Carabinieri arrestano 46enne

Non una, non due, ma ben 5 truffe agli anziani della Penisola Sorrentina: una consumata, 4 tentate. Un solo uomo in sella a uno scooter bianco, un copione collaudato e una catena di vittime tutte con più di 75 anni. Poi le indagini dei carabinieri di Sorrento, le analisi delle immagini delle telecamere, il confronto fotografico incontrovertibile e la fine della paura.

Siamo nella meravigliosa Sorrento all’incrocio tra via Rota e via Califano e sono le 11:15. Le diverse truffe ai danni degli anziani della Penisola Sorrentina appena compiute hanno un nome e un volto: Luigi Beneduce, 46enne di Pomigliano d’Arco già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici. L’uomo viene fermato dai Carabinieri della Stazione di Sorrento. Il 46enne è in sella a uno scooter Honda SH bianco. Ha lo smartphone acceso e aperto su Google Maps con la posizione condivisa in tempo reale con i suoi complici. Stava ancora cercando l’indirizzo della prossima vittima. I militari lo hanno bloccato appena in tempo.

L’azione è quella classica, portato però a un livello industriale. Una “base” organizzata come un vero e proprio call center chiama a freddo numeri di telefoni fissi — attingendo dai vecchi elenchi telefonici — e seleziona le vittime più anziane e vulnerabili. Si spaccia per il nipote in difficoltà, poi passa la linea a un complice che interpreta il “comandante dei Carabinieri”. Il messaggio è sempre lo stesso: un familiare è in stato di fermo, occorrono 7.500 euro in contanti, oppure oro, per evitarne l’arresto. Mentre la vittima è tenuta in linea per impedirle di chiamare i figli o il 112 , il “trasfertista”, in questo caso il 46enne, si muove in scooter verso l’indirizzo indicato dai telefonisti per ritirare il bottino.

La storia inizia sei giorni prima. È il 18 giugno quando, suonano al cancello del condominio di una 88enne di Sant’Agnello. Poco prima, sul telefono fisso di casa, qualcuno si era qualificato come “Marco”, il nipote, portandole la notizia peggiore che una nonna possa sentire: la sorella Rosetta e il marito Raffaele erano stati arrestati. Servivano soldi, e subito. L’anziana aveva risposto di avere solo 500 euro in casa. Non bastano, le avevano detto. Oro, allora. “Avete anche dell’oro?” Sì, ce l’aveva.
L’anziana aveva messo tutto in una bustina verde da farmacia: 500 euro in contanti gioielli per un valore tra i 12mila e i 15mila euro.
Collane, anelli, gemelli in oro bianco e giallo, tra cui la fede da uomo con incisa la data del cinquantesimo anniversario di matrimonio. Quando il campanello aveva suonato, sull’uscio c’era un uomo calvo, con la barba incolta e qualche dente mancante. Si era qualificato come “il maresciallo”. Aveva preso la busta, l’aveva aperta per controllare e se n’era andato. Quando l’anziana era tornata al telefono, dall’altra parte ormai c’era nessuno.
Solo ore dopo, quando la figlia era arrivata a casa, si è saputa la verità. Nessuno era stato arrestato. La truffa era perfettamente riuscita.

Torniamo a ieri. Quello scooter utilizzato qualche giorno prima per la truffa torna in Penisola Sorrentina. Questa volta, però, le cose non vanno come previsto.

Piano di Sorrento. Sono le 10 circa e una donna classe 1950, riceve una telefonata sul fisso di casa. La voce si presenta come il nipote Leandro. Le chiede il numero di cellulare. Poi arriva la seconda chiamata: parla il “comandante dei Carabinieri di Sorrento”. La figlia e il genero sono in stato di fermo per tasse non pagate da anni. Servono 7.500 euro, o in alternativa dei gioielli d’oro, da depositare presso i Carabinieri di Castellammare di Stabia “come garanzia, poi glieli restituiamo.” L’anziana non ha contanti ma accetta: prepara i monili, li mette in un sacchetto, aspetta il “carabiniere in borghese.” Quando il marito rientra in casa e le fa capire che si tratta di una truffa, lei riattacca. Nella borsa i gioielli sono ancora lì. Il corriere non fa in tempo ad arrivare.

Secondo caso. Siamo a casa di una 91enne. Chiama un giovane che si spaccia per “il primo nipote.” L’anziana risponde prontamente: “Non ho nipoti.” La telefonata si chiude. Il figlio Salvatore, avvertito dalla madre, si presenta alla caserma dei carabinieri e racconta: non è la prima volta. Quattro anni fa il padre, ora defunto, aveva consegnato 4mila euro a dei truffatori con la stessa identica tecnica. L’episodio si era già ripetuto il lunedì precedente, quando aveva risposto la figlia al posto della madre, e persino la vicina di casa — una signora di circa 70 anni — aveva ricevuto la stessa telefonata nella stessa mattinata.

Intanto c’è anche il terzo caso. Una donna, classe 1948, riceve una chiamata: un uomo si spaccia per il nipote, le dice che i conti in banca della figlia Annarita sono stati bloccati per tasse e bollette non pagate, serve la somma di 7.500 euro. L’anziana non riesce a fornire il numero di cellulare — non lo ricorda. Si rende conto che si tratta di una truffa e lo dice al telefono: “Ma che cosa è, una truffa?” L’interlocutore chiude la chiamata. Prima dell’arrivo dei Carabinieri, il telefono di Margherita suona ancora. È di nuovo lui: “Nonna, tutto a posto?” Lei risponde di sì. “Come stai?” “Sto bene”, dice, e riattacca.

Vittima numero 4. La telefonata arriva all’utenza fissa di una signora 82enne ma risponde la figlia che si trova lì per farle compagnia e prepararle il pranzo. In una frazione di secondo capisce tutto. E decide di non riagganciare. Inizia a registrare per poi denunciare.
La testimonianza più toccante viene proprio dall’audio registrato dalla signora Filomena, la figlia che ha avuto l’istinto di fingere di essere la madre anziana per smascherare i truffatori. La registrazione — acquisita dai carabinieri — rivela in tutta la sua brutalità il meccanismo psicologico della truffa.
“Pronto, pronto, chi è… io chi, chi è io… e che è a nonna… e così…”
Filomena risponde simulando la voce e gli “acciacchi” di un’anziana, chiama il sedicente nipote “Antonio”. Il truffatore, abile e privo di scrupoli, la intrattiene con domande sulla salute — “come stai, nonna?” — per poi passare all’attacco: il direttore dell’ufficio postale ha chiamato i Carabinieri, sono arrivate delle raccomandate rosse per delle tasse non pagate. Servono 7.500 euro — “sette milioni e mezzo di vecchie lire” dice, traducendo la cifra per una generazione cresciuta con la lira — o “la portano in carcere.”
“Oh Padreterno, e tuo padre che fa, va in carcere mo’? Pure tuo padre, Gesù, pure tuo padre…”
Filomena simula il panico, poi il pianto. Il truffatore non si ferma: il padre ha detto al nipote di chiamare la nonna perché “sa che tieni dei soldi messi da parte.” E poi l’oro. Anche quello.
La conversazione termina perché, nel frattempo, sono partite le richieste di aiuto ai veri carabinieri che erano già impegnati nelle indagini e che avevano già individuato e fermato l’uomo in sella allo scooter bianco.

Il filo che ha portato all’arresto del 46enne parte quindi proprio dalla truffa consumata del 18 giugno. Le telecamere di un condominio avevano ripreso tutto. L’uomo che arriva al cancello e che guarda verso l’alto. Fa con la mano il segno “4” (quarto piano, l’appartamento dell’anziana), entra nell’androne e sale le scale. Poi riscende con in mano una bustina verde e si allontana. È calvo, barba incolta. Porta un giubbotto. Impugna un casco da moto.

I militari avevano identificato la targa dello scooter. Un Honda SH intestato a una società di noleggio con sede in provincia di Mantova. La foto dell’uomo ritratto dai video viene inviata a tutte le caserme del comando provinciale di Napoli. I carabinieri della Stazione di Marigliano lo riconoscono senza esitazione. É Luigi Beneduce, già noto per alcuni reati e anche per truffe.

Il 24 giugno, con lo scooter già segnalato in entrata nel Comune di Piano di Sorrento, i Carabinieri della Stazione di Sorrento setacciano la zona. Alle 11:15 lo fermano all’incrocio tra via B. Rota e via A. Califano. Sul cellulare: Google Maps aperto sul percorso per Massa Lubrense, una chat WhatsApp con un numero non salvato in rubrica con cui aveva condiviso la posizione in tempo reale, e una seconda chat con il contatto “Boker” — il basista che gli stava indicando dove fermarsi ad aspettare.

L’uomo viene arrestato e su disposizione della Procura di Torre Annunziata viene trasferito in carcere.
Non è la prima volta che il 46enne finisce in manette per lo stesso reato. Solo due mesi fa, il 27 aprile, era già stato arrestato dalla Compagnia Carabinieri di Civitanova Marche per concorso in truffa ad anziani.

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